Gli Arcangeli

“Gli Arcangeli”, il lungometraggio girato da Simone Scafidi, giovane videomaker che quest’anno ha partecipato a Movi&Co con il filmato di RCS e che è stato ingaggiato dall’azienda stessa a fare le riprese dei backstage dei due calendari usciti in questi mesi con Max, verrà proiettato all’interno del Concorso Rivelazioni “Il Cinema italiano visto a Milano”, nelle seguenti giornate:

– lunedì 29 gennaio H 19 Spazio Oberdan Milano; H 21.30 Metropolis 2.0 Paderno Dugnano (MI)
– martedì 30 gennaio H 18 Cinema Astoria Como

Abbiamo deciso di pubblicare di seguito la lettera aperta che il regista ci ha scritto, in cui esprime tutto il suo rammarico e le sue perplessità in merito all’industria cinematografica italiana, ma contemporaneamente mostra tutto il coraggio e la forza di credere in un sogno e trasformarlo in un progetto realizzato; un “libero sfogo” che vogliamo condividere con tutti voi:

Cari amici del Movie&co,
“Gli arcangeli” ha ottenuto un contratto dalla prestigiosa società canadese di vendite estere Dreamstorm, che ritiene di poter vendere il film in nord America e in quasi tutti i paesi europei. Italia, quasi sicuramente, esclusa. Poiché paese troppo poco interessato ad opere sperimentali. Non è tragicomicamente buffo?
“ Gli arcangeli” è una produzione indipendente. Ma nel vero senso di questo termine abusato e modaiolo. Realizzata fuori da tutte le logiche che regolano oggi la nostra cinematografia. Quindi, prodotta senza che avesse una distribuzione, senza finanziamenti statali, senza alcun aiuto economico, se non quello del giovane produttore David Cartasegna, che ha venduto la sua casa( ebbene sì, le favole esistono ancora ) per dare vita ad un progetto che ha amato dal primo momento. Un progetto che è passato per le scrivanie di quasi tutte le case di produzione italiane, che però lo hanno sempre ritenuto
tanto bello e importante quanto rischioso. Rischioso perché parla d’amore, passione e compassione senza scendere ad alcun compromesso. Quei compromessi ( i soliti noti nomi come attori, una sceneggiatura unpo’ derubricata ) che servono alle case di produzione per avere l’appoggio delle reti televisive e del ministero della cultura, senza i quali sembra impossibile mettere in piedi qualsiasi film.
E così il film ce lo siamo fatti da soli( David, io ed il co-sceneggiatore e protagonista Andrea Riva), con la produzione di Cartasegna, coinvolgendo attori del calibro di Franco Branciaroli e Francesca Inaudi (protagonista di “ Dopo Mezzanotte”, di “ L’uomo perfetto” e di “Distretto di polizia 6”) e una troupe di primo livello, che ha lavorato perché credeva nel film, e non per i pochi soldi che c’erano. L’abbiamo fatto da soli in quanto convinti che il nostro lavoro potesse trovare in seguito qualcuno disposto a farlo conoscere, a trovargli uno spazio, ma per ora non è stato così.
Le distribuzioni italiane che vedono il film finito, lo trovano bello, originale, tecnicamente ottimo, ma non vogliono comprarlo se prima non va ad un festival o esce all’estero. Perché non si può credere da soli in un film, deve esserci qualcun altro prima. Ma ai festival vanno i film che hanno già la distribuzione o che hanno appoggi influenti, o che non hanno tematiche crude e scabrose come quelle de “ Gli arcangeli” ( per ora, chi ha visionato il nostro film a qualche festival, ci ha detto che eravamo già stati fortunati che ce lo avessero visto o che comunque non rischierebbero a proiettare un film come questo, oppure che il parco film italiani è già stato “stabilito” da tempo).
“ Gli arcangeli” è anche tra i film del listino dell’AIP FILM ITALIA, società che si occupa di far conoscere il cinema italiano all’estero, partecipando a vari festival: che sono però tutte rassegne di gran nome, a cui accedono solo produzioni importanti o film già distribuiti, o con alle spalle piccole, ma avviate e solide produzioni. In più, cosa alquanto buffa, nessuno all’interno dell’AIP ha visto il nostro film, quindi non capiamo con quale pertinenza possano
trovargli una destinazione. Così, mi chiedo, chi mai prenderà in considerazione “ Gli arcangeli ”?
Per ora sono le persone comuni a cui l’abbiamo mostrato, persone che vedendo questa piccola opera si sono sentite meno sole, sentendo che c’è ancora la possibilità di condividere sensazioni proprie con un film. Una sconosciuta spettatrice ci ha scritto che
ne “Gli arcangeli” ha percepito il dolore vero che ha conosciuto mentre vedeva lentamente
spegnersi la persona amata. E questa frase, per noi, vale più di mille riconoscimenti.
Anche ai critici che lo vedono il film piace( per molti potrebbe essere la rivelazione della stagione ), gli riconoscono un linguaggio inusuale e affascinante, ma anche pudore e rispetto nel modo di trattare temi delicati come la maternità e la solitudine. Di essere un’opera in cui credere, ecco il famoso verbo. Avrà anche molti difetti, ma dopo troppi film italiani su quarantenni in crisi, cinquantenni depressi, trentenni sfaccendanti, e troppe opere piattamente televisive, c’è bisogno di un film che porti a prese di posizione come questo.
“ Gli arcangeli” è un film religioso( e per questo molto legato alle radici del nostro paese) nel senso che si occupa dell’essere umano. Ha una narrazione ed un linguaggio insoliti, perché avremmo ritenuto offensivo raccontare una storia di sofferenza e di speranza con gli stilemi fruibili, ma abusati, tipici delle buone regole del prodotto “cinematografico” vendibile. E’ un film che urta e disorienta, emoziona e stordisce, come dovrebbe essere per ogni opera nata per comunicare. E’ stato fatto per portare il pubblico ad avere dubbi e a porsi domande. Ora qualche domanda ce e ve la poniamo noi: è giusto che non ci sia il modo per
trovare spazio ad opere nate fuori dall’abituale produzione italiana? E’ giusto che abbiano più coraggio dei giovani ragazzi, che mettono la loro vita ( e i loro soldi ) in un film, piuttosto che le tante persone ( distributori, selezionatori, giornalisti etc…) che potrebbero far conoscere questo film? Perché politici e addetti ai lavori si lamentano dello scarso numero di pellicole prodotte in Italia, e quando poi nasce un nuovo modo di dar vita ad un film,
non se ne interessano?
Ho scritto tutto ciò ( in gran parte già detto sul mensile Duellanti) per condividere ancora di più con chi ne ha voglia, l’assurdità dell’industria ( ? ) cinematografica italiana.

Simone Scafidi

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19 thoughts on “Gli Arcangeli

  1. Bel post, bella (e brutta) storia.
    Sono curioso di vedere il film a questo punto.
    Cercherò di fare il possibile per esserci. In bocca al lupo.

  2. Ero presente lunedì sera al Metropolis e ho un bel ricordo anche del dibattito/incontro seguito alla proiezione del film, con i due autori e il produttore (la cui scelta di vendere la casa ha fatto eccessivo scalpore in qualche sciura in vena di cose culturali ma incapace di comprendere la passione che sta dietro a un gesto simile) presenti in sala.
    Che dire del film, se non che è quel genere di cosa verso cui parto prevenuto in senso positivo: un tentativo coraggioso, che non si limita al semplice svolgimento di un tema narrativo nè si compiace di trasmettere un messaggio chiaro a tutti i costi, un difetto che invece finora è proprio delle altre pellicole presentate in questa rassegna. Cioran diceva che se uno è ossessionato dalla chiarezza dovrebbe darsi al plagio o alla critica, e diceva il vero. De Gli arcangeli apprezzo anche la crudezza e la disponibilità nell’accostarsi ai nuclei tragici dell’esistenza, anche se il gusto “forte” mostrato degli autori – verso cui, sia chiaro, sento più di un’affinità – a tratti tradisce un certo sforzo nel risultare a tutti i costi scabrosi ed estremi. Lo sarebbero in ogni caso, perché le palle non gli mancano: con una mano un po’ meno pesante possono fare grandi cose.
    Altro aspetto che mi convince poco è l’impostazione un po’ troppo teatrale delle riprese, che però non toglie forza alla storia, quindi vabbè…
    Ecco, non so come la prenderebbero loro che ci tengono a sottolineare l’assoluta unicità e originalità del linguaggio scelto, ma più ci penso e più mi rendo conto che la mia ottima disposizione verso questo film si deve in buona parte alle tracce che ho trovato qua e là di autori a me cari, Bret Easton Ellis (abbondantemente citato dallo stesso Andrea Riva) su tutti. Anche il personaggio femminile è diretto discendente di alcuni che ho apprezzato in Meno di zero, Le regole dell’attrazione e American Psycho. Quest’ultima cosa l’ho fatta notare a loro la sera stessa perché mi è piaciuta. Tuttavia ho la sensazione che quando troveranno una certa distanza dai modelli, i risultati saranno ben altri.
    Capisco la frustrazione che leggo nella lettera di Scafidi, la stessa manifestata l’altra sera al Metropolis: è di una natura non dissimile da quella dello scrittore sprovvisto di parenti o amici “del ramo” in grado di portarselo sotto braccio al cospetto di qualche editore.
    Rispetto al filmaker, lo scrittore ha il vantaggio di non dover vendere la casa per potersi giocare le proprie carte: l’unico investimento che gli si richiede è il tempo, problemi di budget che condizionino la riuscita dell’opera non ne ha. D’altra parte, quello dello scrittore è un cammino solitario in cui il rischio di perdersi o ripensarci è dietro l’angolo, mentre quella che lunedì sera ho visto sostenere con entusiasmo e un pizzico di sano fanatismo la bontà del proprio lavoro è una squadra affiatata come poche.
    In bocca al lupo, ragazzi: abbiamo in comune ben più dell’età, quindi vi tengo d’occhio!

  3. Grazie per il bel commento. La proiezione di paderno è stata una bella occasione per testare le reazioni del pubblico ad un film così difficile e faticoso. La frase per me più bella l’ha detta un uomo ultrasessantenne, per sottolineare la religiosità di questo film: ” per un ateo, questo è un film pornografico.” Molto significativa, vorrei usarla come tagline.

    Ringrazio tutti quanti abbiano visto il film e ci abbiamo pensato sopra, criticandolo e apprezzandolo, sopportandone i difetti e le ingenuità.

  4. Hai preso mille citazioni (arancia meccanica, mantegna, i 400 colpi, pasolini, ecc) e li hai inseriti in un film come sfoggio di cultura, come a voler dire: ragazzi, noi siamo diversi, siamo colti, siamo bravi, siamo diversi…

    Beh, mi spiace ma questo (unito ad una fastidiosa ricerca della “diversità” in tutto e per tutto) non sono sufficienti a fare di un film un bel film…

  5. Ero presente anch’io alla proiezione di lunedì al metropolis. Devo ammettere che l’idea di far muovere gli attori senza vincoli di sceneggiatura da’ un tocco di originalità al lavoro: lo rende un film abbastanza unico nel suo genere.
    Come nella vita reale, nessuno può controllare gli eventi… e tanto meno le azioni o reazioni degli altri “personaggi”. Le cose accadono.. e non sempre ci è dato di saperne il perché.
    L’idea è molto bella, ma a mio parere il regista avrebbe dovuto raccogliere il tutto e mescolarlo con un intenzione di intrattenimento.
    La mancanza di un filo comune lo fa assomigliare ad una webcam fissa su una sala d’aspetto… purtroppo di una noia mortale.

  6. Solo una breve, amara considerazione: dei cinque film presentati in questa rassegna dedicata al cinema “indipendente” italiano, almeno tre godevano del sostegno o patrocinio di enti, amministrazioni, ministeri e ritraevano, opportunamente censurate e stereotipate a beneficio delle radical chic ultracinquantenni, rispettivamente: una comunità di recupero per minorenni disadattati gestita da prete anticonformista con bandiere della pace issate su ogni pennone, un ambiente tanto ameno da sembrare un campo scout; uno spaccato delle realtà parallele della comunità rom napoletana e della camorra, entrambe descritte con un tatto sorprendente; una storiella da fiction mediaset, piena di Alfa Romeo, Kawasaki e biciclette Bianchi, la cui principale nota di merito agli occhi di chi sovvenziona, ne sono certo, è l’omaggio a un “patrimonio culturale” italiota come il ballo liscio.
    Un quarto film, quello di ieri sera, è una specie di blockbuster italiano che parte con superficialità e buonismo non comuni dalla “storia vera” di un bambino cieco diventato montatore di successo. A riprova del suo conformismo anodino, la cineteca lo metterà in programmazione alla sua uscita nelle sale.
    Poi c’è un quinto film, quello di cui si parla in questo post, che non è certo un capolavoro ma è di fatto l’unico veramente “indipendente”, non solo per budget e relative difficoltà di esecuzione, ma soprattutto per i suoi intenti. Parla soprattutto del male e del dolore. Fallisce in parte dove è riuscito Pasolini con Salò, ma almeno, per la miseria, i modelli sono quelli giusti, e gli attori anche. Ripenso agli altri film che ho visto, sempre preceduti e seguiti dai noiosi pianti dei registi per come è difficile fare un cinema che si discosti dai canoni “ufficiali”, e vedo solo i fratellini minori di Tornatore, Ferrario, Muccino & c., se possibile ancora più goffi e nascosti dietro la “causa” o il “tema” di turno, quasi che per giustificare lo sperpero di fondi destinati a promuovere la cultura nel nostro paese ci fosse bisogno sempre di prendere a prestito qualche impegno sociale d’accatto.
    E la cosa più triste è che all’omologazione culturale di questi mestieranti del cinema fa eco quella del pubblico. Più di una volta in queste sere mi è capitato di sentire qualcuna di queste vecchie cariatidi, progressiste solo in facciata, scagliarsi contro i multisala e le produzioni americane come se una cineteca gestita dalla famiglia Comencini, che si riempie solo in queste occasioni perché c’è l’ingresso gratis, e per il resto fa quattro spettatori a film (lo so perché spesso sono uno di quelli, ma se devo vedere Woody Allen vado anche alla multisala, senza problemi) rappresentasse la resistenza culturale. Povera gente: basta dirgli che quello che stanno per vedere è un film “indipendente”, e si sbellicano dalle risate anche per le battute di Franchi e Ingrassia!

  7. Concordo che questo film è di fatto l’unico veramente “indipendente”, non solo per budget e relative difficoltà di esecuzione, ma soprattutto per i suoi intenti.

    E concordo che non è certo un capolavoro (ottimi intenti, ottimi spunti, ecc ma da soli non sono sufficiente a fare di una sceneggiatura un bel film).

    Tutto il resto è noia…

  8. Mi fa molto piacere che ” Gli arcangeli” abbia suscitato pareri diversi, d’altronde è sempre stato così per questo film. Credo che, con tutti gli evidenti difetti che ha, sia assolutamente lecito criticarlo, tutto ciò lo accetto così come non ho mai dato un eccessivo peso alle reazioni entusiastiche, di spettatori o critici.
    Mi sento però di fare alcune precisazioni. Il film non cerca per forza la diversità, il suo linguaggio è semplicemente il modo in cui io faccio film. Chiaramente, mi auguro, che in futuro possa migliorare ( magari già nel secondo film che sto ultimando), ma è nato dalla sincerità, dalla necessità di raccontare il dolore per come mi sentivo di farlo e non come ‘la grammatica’ cinematografica vorrebbe. Poi, posso esserci riuscito per alcuni e per molti no, ma è un altro aspetto.
    Altra cosa: mi sono sempre scusato per gli errori del mio film, imputabili alla mia inesperienza e alla scarsità di tempi e mezzi, ma non ho fatto un film programmaticamente scomodo o provocatorio ( due definizioni odiose). Molte volte mi sono rammaricato, più che altro per il produttore, di non aver fatto un film più convenzionale, facendo, sì in quel caso, un film studiato a tavolino. Però, dato gli ultimi sbocchi che il film sta ottenendo all’estero e, presto, in Italia, penso di non aver fatto la scelta sbagliata.

  9. Apprezzo la tua disponibilità nel gettarti nella “fossa dei leoni” dei critici… mi è piaciuto anche il tuo modo di parlare e raffrontarti con il pubblico. La disponibilità, la diplomazia e la buona cultura ti ha contraddistinto come uno dei registi più simpatici – così come lo è stato il dibattito. Non a caso ci ritroviamo a discuterne ancora oggi (cosa che non penso di fare assolutamente per gli altri film in rassegna).
    Eppure – nonostante la succitata empatia – il film non ha suscitato in me alcun interesse.
    Non credo che un maggior budget avrebbe trasformato la pellicola in un capolavoro.
    Dici che il pubblico “non capisce” la tua arte e tu non ti preoccupi di scendere a compromessi con il convenzionale, allora perchè credi di meritare un finanziamento-pubblico per il prossimo film?

  10. Non mi sembra di avere detto che il pubblico non capisca ‘la mia arte’ ( intanto non credo di fare alcuna arte, ma solo ‘espressione’)e, come ho detto alla presentazione allo spazio oberdan, le maggiori soddisfazioni le ho avute proprio dagli spettatori comuni, che, nel corso della storia de GLI ARCANGELI, hanno scritto e detto cose bellissime, che non sto qua a ripetere, come non riporto le critiche, che mi interessano molto, quanto gli elogi.

    Proprio per questo, penso che il mio cinema nasca e sia rivolto al pubblico, a cui offro film realizzati con sincerità, per condividere emozioni. Non ho nè la presunzione di riuscirci, nè la certezza che quello che ho da dire interessi, però vado avanti.E, vi assicuro, è una battaglia.
    Per quanto riguarda i finanziamenti ai miei lavori, non posso che parafrasare quello che ha scritto Canova nel catalogo de IL CINEMA ITALIANO VISTO DA MILANO, ovvero che nessuna tv od altro ente avrebbe mai finianziato un film duro come GLI ARCANGELI.

    Un’ultima cosa: anch’io credo che con un budget maggiore il film non sarebbe stato comunque un capolavoro. Ma io non avevo la presunzione di sfornare un capolavoro, ma solo il film che mi sentivo di fare, con tutti i difetti e l’inesperienza dell’opera prima di un 26enne.

  11. Simone (se ripassi da queste parti): il secondo lungometraggio sarà concentrato sulla figura di Dante Virgili – cioè, un tuo percorso che parte da spunti biografici per sconfinare nella fiction – o proprio sul romanzo La distruzione? Te lo chiedo perché sono tuttora incuriosito dall’autore (dal suo anacronismo, in un certo senso), eppure ho trovato l’opera molto deludente. Qualche anno fa si è tentato di riproporla come un caso letterario, forse con miglior fortuna che negli anni Settanta, ma più che una colossale bestemmia mi è sembrato un

  12. Mi fa piacere che tu abbia letto la Distruzione, è raro che qualcuno conosca questo romanzo 😉

    Il film sarà una docufiction, dove la parte documentaristica partirà dalla storia editoriale del romanzo per arrivare a parlare del suo autore, Dante Virgili, la cui vita è stata a dir poco singolare (tanto per dirne una, non esiste una sua fotografia). Il tutto sarà però uno spunto per indagare, attraverso interviste ad esponenti della cultura e della religione, su cosa sia il Male, dato che il romanzo di Virgili è stato considerato come una delle poche opere italiane ad aver inscenato il Male. Il tutto sarò intervallato da parti di fiction ispirate Da, e non A, La distruzione (alcune foto di scena sono su http://www.kaliyuga-kolossal.net)

  13. Beh, a giudicare dalle immagini sul sito – a proposito, bel progetto grafico – sembra che anche stavolta ci sarà della pornografia per atei… Comunque stavolta vi siete complicati la vita già dal titolo, vedo…:-) Spero di avere l’occasione di vederlo. Ma è già terminato o dovete ancora montarlo?
    Su Virgili: foto a parte, sei riuscito a raccogliere qualche informazione biografica, o testimonianza? Non che la ritenga una cosa determinante per la riuscita di un film, tutt’altro, ma continua a interessarmi il personaggio. Per esempio, non riesco a spiegarmi come sia potuta passare praticamente inosservata un’opera prima con questi contenuti, pubblicata da un grande editore italiano e per giunta in un periodo percorso da forti tensioni. Cioè, posso immaginare le ragioni dell’insuccesso del romanzo – la sua “oscenità” ha poco di politico/ideologico e forse non avrebbe mai potuto diventare un caso – ma possibile che nessuno si sia chiesto chi fosse l’autore, o abbia avuto voglia, che so, di intervistarlo?

  14. Il film, il cui montaggio inizierà verso il 10 marzo, cercherà di dare risposte a domande come quelle che hai appena fatto. Su Virgili abbiamo scoperto molto, ma non voglio anticipare molto 😉

    Certo, il titolo non è proprio da Multisala 😉

  15. MILANO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL

    Andrea Riva ha vinto il premio come “miglior attore” al MIFF 2007, per l’intensa interpretazione del film “Gli Arcangeli” di Simone Scafidi.

  16. Attenzione!
    Il Film è Prossimo all’Uscita in Sala:

    A Tortona (AL) dal 18 al 24 Gennaio 2008
    CINEMA MEGAPLEX STARDUST

    A Roma in diversi cinema:
    il 18, 19 e 20 Gennaio 2008 al CINECLUB DETOUR

    Il 21 Gennaio 2008 all’ AZZURRO SCIPIONI
    il 22 Gennaio 2008 alle OFFICINE
    il 23 Gennaio 2008 al CINETEATRO
    il 24 all’ALPHAVILLE CINECLUB

    e prossimamente in altre città italiane

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